vivere con gioia

Attraversi un momento nero, pensi che non ce la farai mai ad uscirne fuori.. parliamone insieme

vivere con gioia

Messaggiodi lopsicologo » mer mag 15, 2013 8:33 am

da rizla.it possiamo ricavare sempre spunti preziosi di riflessione come questo articolo:
Il cervello vuole sentirsi dire: “bravo”!
Quando si banalizza o non si dà la giusta importanza a ciò che facciamo di buono e positivo impediamo a noi stessi di vivere con gioia, il “cibo” più utile alla mente
Ci sono depressioni di cui è arduo capire la causa: non sono avvenuti eventi negativi, la salute c’è e la situazione generale è buona. Anzi, magari è pure florida: avanzamenti di carriera, soddisfazioni affettive, successo con amici e conoscenti. Eppure alcuni cadono in depressione. Una crisi “sorda”, lenta, invisibile ma progressiva, che spegne pian piano l’entusiasmo, toglie senso a ciò che si fa e spinge in un umore sempre cupo, con poche sfumature emotive e una grande fatica di vivere tutto quel che si fa. La persona quasi sempre non riesce ad accorgersene perché è come abituata, immersa in un mondo interiore senza gioia. E anche quando se ne avvede, nessuno dei tanti approcci terapeutici (psicoterapia, psicofarmaci, tecniche corporee, rimedi naturali, percorsi filosofici o spirituali) riesce a riportare la luce. Come può accadere?

L’atteggiamento

In molti casi, il motivo risiede in un atteggiamento mentale tra i più dannosi che esistano, il quale suona più o meno così: in qualsiasi ambito, se ottengo un buon risultato o se faccio qualcosa di buono, è una cosa “normale” o “scontata”, mentre se faccio qualcosa di sbagliato oppure ho un rendimento appena al di sotto delle attese, è imperdonabile, è drammatico, ho deluso tutti e non valgo niente. In pratica la persona può “martoriarsi” a più non posso, ma non può gioire, non può celebrare un risultato, non può festeggiare se stessa per ciò che fa di buono: il positivo viene sempre banalizzato mentre il negativo viene sempre estremizzato. Tale schema deriva di solito dalla famiglia di origine, dove da sempre girano frasi, ormai fatte proprie, come: “Si può sempre fare di più”; “Da te mi aspetto il massimo”; “Un campione come te non può fallire” e dove lo sguardo cade sempre su ciò che manca “per stimolarti, per spronarti a fare sempre meglio, per non farti sedere sugli allori”. Il tutto rinforzato da una diffusa cultura della prestazione e del “guardare sempre avanti”. È un modello mentale che, rendendo ovvia ogni riuscita, impedisce alla persona non solo di gioire, ma anche di sentirsi viva e valida, appagata e fiduciosa in se stessa. Ma il cervello non può vivere solo tra il “normale” e il “negativo”: ha bisogno anche del positivo, cioè di festeggiarsi e di riconoscersi dei meriti. Altrimenti nel tempo perde globalmente proprio ciò che si nega a ogni occasione, cioè la gioia e l’autostima, e cade in una profonda crisi.

Da mettere al bando: gli atteggiamenti che portano alla crisi

- Fare caso solo a ciò che manca o a ciò che potrebbe migliorare.
- Trarre conclusioni totalmente negative su se stessi in seguito a un errore.

- Banalizzare eventuali riconoscimenti o complimenti.

- Non soffermarsi mai a godere le piccole cose, in nome di obiettivi “più alti”.

La guida

Festeggiati in silenzio

Di fronte a una tua riuscita, in qualsiasi ambito, non ripartire subito come se niente fosse: concediti anche solo qualche minuto per “celebrare” la cosa, dentro di te. Godine silenziosamente, acquisendo la consapevolezza delle tue capacità ed energie. Poi riparti pure.

Accogli i complimenti

Quando ne ricevi, non respingerli in nome di chissà quali altre cose avresti potuto fare, non nasconderti dietro ad una falsa modestia. Rispondi con un bel “grazie!”, che legittima il tuo operato e al contempo valorizza – o quantomeno rispetta – l’opinione e l’intento benevolo di chi hai davanti.

Accetta gli errori

Tutto il progresso umano si basa sulla correzione e sul superamento di errori commessi. Se condanni i tuoi e li drammatizzi impedisci al cervello di evolvere e lo spingi verso la depressione. Devi poter sbagliare e fare in modo che gli errori siano i tuoi e non quelli degli altri. Solo così saranno “gli errori giusti”.
http://www.riza.it/psicologia/depressio ... bravo.html
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