Diritti e doveri della persona utente dei servizi socio sanitari del D.S.M.

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CARTA DEI DIRITTI E DEI DOVERI

DELLA PERSONA UTENTE

DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI DEL D.S.M.

MODALITÀ OPERATIVE PER LA LORO ESIGIBILITÀ

Linee guida, raccomandazioni, protocolli, procedure

per servizi efficienti ed efficaci

Premessa

Il D.S.M. dell'A.S.P. di Enna e i servizi afferenti  - i Servizi dipartimentali di Salute Mentale EN 1 ed EN2 articolati nei quattro CC.SS.MM. dei distretti di Enna, Agira, Nicosia e Piazza Armerina e negli SS.PP.DD.CC. di Enna e Nicosia; il Servizio dipartimentale di N.P.I.A. articolato nei quattro distretti aziendali; il Servizio dipartimentale delle dipendenze patologiche, articolato nei Ser.T. di Enna, Nicosia e Piazza Armerina - hanno sempre avuto particolare attenzione al rapporto con l'utenza, i familiari, le comunità locali, le organizzazioni del terzo settore, i comuni e i servizi sociali del bacino di utenza.

Ancor prima dell'approvazione del P.S.R. 2011-2013 e del Piano strategico per la salute mentale da parte dell'Assessorato della Salute con decreto 27.04.2012, il D.S.M. e i suoi servizi hanno implementato le loro attività secondo l'ottica metodologica e sostanziale della Salute Mentale di Comunità indicata dalla Regione quale prospettiva nel cui ambito tutti i D.S.M. regionali devono orientare le proprie azioni.

In questo senso, il D.S.M., i suoi servizi e gli operatori tutti hanno progressivamente maturato, soprattutto nell'ultimo quindicennio, una cultura di fondo, centrata sull'attenzione alla persona in carico al servizio ed ai rispettivi familiari, soprattutto in considerazione del loro stato di sofferenza,  che, in talune situazioni, li rendono non in grado di esprimere compiutamente i propri diritti. E, quindi, alla personalizzazione ed umanizzazione degli interventi socio-sanitari in un'ottica curativa, riabilitativa e di promozione della salute mentale nel rispetto della privacy.

Consapevoli della necessità di collegare strettamente il livello dell'intervento clinico con il livello dell'intervento comunitario, il D.S.M. e i suoi servizi hanno promosso il coinvolgimento e la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali delle comunità locali. In questo senso, pur in assenza del Piano Sanitario Regionale, il D.S.M ha promosso, già nel 2005 e nel 2007, due Patti per la Salute Mentale, sottoscritti e condivisi dagli attori più significativi delle comunità locali bacino di utenza, che hanno indubbiamente favorito l'incremento quali-quantitativo dei rapporti di collaborazione e, quindi, il miglioramento dei servizi per la salute mentale. In questa direzione, il D.S.M. ha via via elaborato linee guida e procedure in relazione alle varie ed articolate tipologie di attività e prestazioni offerte dai tre servizi dipartimentali del D.S.M., per garantire livelli di assistenza uniformi e ad elevato standard qualitativo in tutto il territorio aziendale.

Più recentemente, il D.S.M. e i suoi servizi hanno promosso e implementato un percorso partecipato e diffuso in tutte le comunità locali dei venti Comuni afferenti all'A.S.P. di Enna, che ha coinvolto più di cento soggetti istituzionali (Comuni, Distretti socio-sanitari, Provincia regionale, Ufficio provinciale del lavoro, ex Provveditorato agli studi, enti della formazione professionale, Comitato consultivo aziendale, associazioni ed imprese del Terzo Settore), finalizzato alla costituzione, nel 2012, del Comitato zonale per la Salute Mentale, quale struttura permanente di supporto attivo e propositivo, con il compito di favorire la presa in carico comunitaria dei problemi correlati alla salute mentale ed, in primo luogo, delle persone, minori e adulti, con problemi psichici, mentali e di dipendenza patologica. Il Comitato zonale per la Salute Mentale, dotato di una propria autonomia funzionale e di un proprio Regolamento, è coprotagonista della costruzione del Piano di azione locale per la Salute Mentale e della sua concreta implementazione.

La presente Carta dei diritti e dei doveri della persona utente dei servizi socio-sanitari del D.S.M. - elaborata dalla Direzione del D.S.M. con il supporto attivo del sociologo dott. Giuseppe Serrafiore, sottoposta al vaglio dei servizi e delle unità operative, approvata dal Comitato del D.S.M. e che, prossimamente sarà sottoposta all'attenzione del Comitato zonale per la Salute Mentale per la sua definitiva ratifica, avendo come riferimento più generale anche i Piani di comunicazione e umanizzazione che al riguardo sono stati adottati dall'A.S.P. di Enna, su precise disposizioni normative regionali - rappresenta il riferimento costitutivo ed orientativo delle politiche in materia di tutela, cura e promozione della salute mentale da attuare nei vari ambiti comunitari del bacino di utenza dell'A.S.P. di Enna. Essa si fonda sui seguenti principi/valori: centralità della persona utente, la soddisfazione dei suoi bisogni di salute, il riconoscimento dei suoi diritti, la promozione della persona quale valore aggiunto, primario e irrinunciabile di ogni intervento di carattere preventivo, terapeutico e riabilitativo. In questo senso, mira a far sì che tutti i servizi del D.S.M. nelle loro articolazioni territoriali riconoscano, nelle loro modalità di intervento, la persona utente come:

Ø  un soggetto portatore di esperienze che vanno considerate insieme ai valori etici e alle evidenze scientifiche;

Ø  un soggetto di decisione, cui riconoscere il ruolo di protagonista nei processi di terapia e riabilitazione, insieme ai propri familiari;

Ø  un interlocutore fondamentale nell'organizzazione e nel funzionamento dei servizi.

Nel contempo, tutti i servizi del D.S.M. devono garantire il coinvolgimento delle persone in tutte le fasi del percorso diagnostico-terapeutico-riabilitativo, sostenendo la loro capacità di scelta di decisione e acquisendo il consenso informato circa gli obiettivi e i metodi di trattamento.

Questa Carta accorpa ed integra, anche, linee guida e procedure che, nel tempo, sono state definite per favorire l'implementazione di buone prassi nel rapporto tra gli operatori dei servizi del D.S.M. e le singole persone e i familiari in carico, nonché con i vari soggetti istituzionali del pubblico e del privato sociale delle comunità locali dell'A.S.P. di Enna, sulla base delle esigenze e dei bisogni espressi dalle stesse persone-utenti e/o dalle associazioni di riferimento (Associazione dei familiari, Tribunale per i diritti del malato, Comitato consultivo aziendale, in primo luogo), rilevati dagli stessi operatori ed anche attraverso il questionario sulla qualità dei nostri servizi del D.S.M., da qualche anno proposto liberamente a tutte le persone fruitrici in forma anonima, nonché sulla base degli stimoli che ci provengono dal percorso intrapreso con l'Audit Civico.

Il D.S.M. fa proprie le raccomandazioni di cui all'Accordo sancito dalla Conferenza Stato-Regioni, rep. Atti n. 137/CU del 13.11.2014 "Definizione dei percorsi di cura da attivare nei dipartimenti di salute mentale per i disturbi schizofrenici, i disturbi dell'umore e i disturbi gravi di personalità" e si impegna ad adottare i conseguenti provvedimenti necessari, allorquando la Regione Siciliana, recependolo, darà disposizioni più specifiche per la sua più concreta attuazione.

 

dott. Giuseppe Cuccì

DIRETTORE D.S.M. ENNA

 

 

DIRITTI E DOVERI DELLA  PERSONA UTENTE

DEI SERVIZI SOCIO-SANITARI DEL D.S.M.

I DIRITTI

  1. ACCESSO

 

Ogni cittadino ha diritto di accedere alle strutture socio-sanitarie del Dipartimento Salute Mentale (di seguito D.S.M.) in risposta alle proprie esigenze di tutela, cura e riabilitazione, per mantenere, ristabilire, migliorare le proprie condizioni di salute.

 

Deve poter disporre di documenti redatti con un linguaggio comprensibile in modo da poter essere consultati facilmente, in primo luogo della Carta dei Servizi per acquisire le informazioni indispensabili per la corretta fruizione delle prestazioni offerte.

 

Deve poter contare sulla disponibilità, ad orari definiti e noti, di sportelli informativi anche telefonici.

 

Le persone con difficoltà devono poter accedere con il proprio veicolo all'ingresso delle strutture e i locali in cui vengono erogate le prestazioni devono essere di facile accesso senza barriere architettoniche o di altro tipo.

 

La persona utente ha il diritto di poter identificare immediatamente le persone che lo assistono. A tal fine tutto il personale dei servizi deve esporre il tesserino di riconoscimento riportante nome, cognome, qualifica, servizio di appartenenza.

 

Oltre all'assistenza diretta, la persona utente ha il diritto di essere assistita, in relazione ai propri bisogni specifici, da familiari e/o associazioni di volontariato, regolarmente autorizzate, secondo modalità definite per ciascuna tipologia di servizio: Centro Salute Mentale (C.S.M.), Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (S.P.D.C.), Servizio per le Tossicodipendenze e le Dipendenze Patologiche (Ser.T.), Servizio di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (N.P.I.A.) ed eventualmente concordate con i Responsabili dei servizi relativi.

 

 

Per quanto concerne i ricoveri in S.P.D.C., è diritto della persona utente ricoverata di essere visitata da familiari, conoscenti, fermo restando il rispetto degli orari di visita alle persone ricoverate stabiliti dal Responsabile relativo, al fine di permettere lo svolgimento della normale attività di assistenza e favorire la quiete e il riposo dei degenti.

 

Disposizioni più specifiche, volte a favorire la presenza di familiari e/o volontari e, quindi, una migliore qualità dell'assistenza alla persona utente ricoverata, possono essere definite con gli stessi familiari e/o le associazioni di volontariato.

 

  1. DIGNITÀ, DIVERSITÀ, RISPETTO

Ogni cittadino che afferisce ai Servizi del D.S.M. ha il diritto di essere assistito e curato con premura ed attenzione, nel rispetto della dignità e della propria individualità in riferimento alla sue convinzioni filosofiche e religiose, alla sua nazionalità, alla sua cultura.

 

È suo diritto che il personale che opera nei Servizi del DSM si rivolga a lui e ai suoi familiari in modo educato, rispettoso e cortese.

 

 

  1. INFORMAZIONE

Ogni cittadino che si rivolge ad un Servizio del D.S.M. ha il diritto di ricevere le informazioni sui servizi disponibili, non soltanto di tipo medico. Ha il diritto di poter consultare la Carta dei Servizi del D.S.M., per la consapevole fruizione delle prestazioni offerte.

 

Tutti i Servizi del D.S.M. devono promuovere il loro carattere multidisciplinare e interdisciplinare. L'operatore di primo contatto avrà cura di individuare il bisogno della persona richiedente e orientarla verso l'operatore più adatto a dare una prima risposta al suo bisogno, evidenziando, altresì, la possibilità della presa in carico interdisciplinare, che può richiedere l'impegno di più professionisti, secondo la metodologia del lavoro d'équipe e della presa in carico globale della persona utente.

 

Il D.S.M. e i suoi servizi considerano di fondamentale importanza il coinvolgimento il più attivo possibile nel percorso terapeutico-riabilitativo dei familiari della persona utente. Per questo motivo, l'operatore di primo contatto la sensibilizza sulla necessità del coinvolgimento dei familiari. Qualora dovesse manifestare un reiterato dissenso a tale eventualità, l'operatore di primo contatto e l'équipe curante ne prendono atto e  ne rispettano la volontà espressa. Essi si adoperano, comunque, per il massimo coinvolgimento possibile delle persone significative della persona utente in carico.

Per garantire l'implementazione dei servizi sempre più orientati a dare adeguate risposte ai bisogni di salute della persona utente e dei familiari, in un'ottica di miglioramento continuo della qualità, nel 2006 è stato definito un articolato e condiviso protocollo per la individuazione delle modalità di accoglimento e valutazione della domanda dell'utente e della famiglia e per la individuazione dei criteri per la presa in carico. Detto protocollo è stato il risultato di un percorso partecipato che ha coinvolto tutte le Unità Operative del D.S.M. e tutti gli operatori ai vari livelli, che lo hanno unanimemente condiviso. È stato adottato da tutti i servizi territoriali del D.S.M. e formalmente reso operativo dal primo gennaio 2007. Lo stesso modello organizzativo/protocollo è stato sottoposto ad attenta, partecipata e condivisa rivisitazione per essere ulteriormente precisato e, quindi, per renderlo ancora più funzionale e rispondente alle esigenze delle persone utenti e dei familiari.

 

Ogni persona utente dei servizi del D.S.M. e i loro familiari più stretti hanno il diritto ad avere informazioni esaurienti ed in tempi adeguati sulla diagnosi della malattia, sulla terapia proposta e sulla prognosi, nonché sulle prestazioni e sui trattamenti erogati dalla struttura sanitaria in termini di tipologia, condizioni,  modalità di accesso e dei controlli. Al riguardo sono state emanate negli anni dalla Direzione del D.S.M. mirate disposizioni di servizio.

 

 

 

 

Gli stessi hanno diritto ad essere coinvolti nelle decisioni che riguardano la prescrizione di farmaci e ad essere supportati a utilizzarli in modo corretto. Al riguardo, il D.S.M. e i suoi servizi hanno fatte proprie le linee guida del National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE), tradotte dal Laboratorio dei Cittadini per la Salute dall'Azienda U.S.L. di Bologna e da quest'ultima istituzione adottate nel 2009 e fatte proprie da questo D.S.M. dal 2012. Sono state anche emanate disposizioni più specifiche dalla Direzione del D.S.M. con riferimento agli psicofarmaci.

 

Hanno, altresì, diritto di avere precise informazioni circa le modalità per contattare direttamente o telefonicamente l'operatore di riferimento, anche per favorire, in  caso di bisogno, la possibilità di interpellare gli operatori dell'équipe che l'hanno preso in carico.

 

Hanno, anche, il diritto di essere informati:

 

ü  sulla possibilità di indagini e trattamenti alternativi, anche se eseguibili in altre strutture;

 

ü  dell'esistenza e del ruolo delle associazioni degli utenti e dei familiari, di gruppi di auto-mutuo-aiuto, di eventuali programmi psico-educazionali  per i familiari, di servizi sociali e ricreativi e di altre opportunità esistenti nel territorio che possano sostenere e potenziare il percorso terapeutico-riabilitativo e l'inclusione sociale, nonché delle modalità di contatto e di accesso a tali opportunità.

 

Hanno, altresì, il diritto di essere sensibilizzati sulla possibilità di aderire e partecipare alle attività promosse dalle associazioni degli utenti e dei familiari  o, eventualmente, a farsi copromotori con altre persone utenti e familiari  della costituzione di nuove associazioni, soprattutto negli ambiti comunitari in cui non sono in atto esistenti.

 

 

 

Qualora accetti il percorso di cura proposto dal Servizio, la persona utente ha il diritto di conoscere gli operatori dell'équipe che l'hanno in cura e che sono per loro di riferimento durante il percorso terapeutico. Lo di Enna, in cui sono contenuti tutte le informazioni in precedenza accennate e viene espresso il consenso informato. L'operatore di primo contatto deve stesso ha il diritto di poterli identificare immediatamente attraverso apposito tesserino di riconoscimento, che ciascun operatore è tenuto ad esporre in modo facilmente visibile.

 

 

  1. CONSENSO INFORMATO

Non è possibile la presa in carico in assenza di consenso informato.

 

Preliminarmente alla presa in carico, l'operatore di primo contatto deve acquisire il  consenso informato della persona richiedente o il legale rappresentante (tutore, amministratore di sostegno). Ciò significa che alla persona che si rivolge ad uno dei servizi del D.S.M. devono essere date tutte le informazioni circa l'uso che verrà fatto dei dati cosiddetti "sensibili", - di cui al comma 1. lett. d) dell'art. 4 del Decreto Legislativo 20 giugno 2003, n. 196, vale a dire "i dati idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione ai partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale" - sulla necessità di acquisirle e sui suoi diritti in materia di consenso/dissenso sul loro utilizzo, anche parziale.

 

L'operatore di primo contatto deve acquisire i dati identificativi relativi alle persone autorizzate, alle quali è possibile fornire notizie in ordine allo stato di salute della persona in carico. Deve anche informare la persona richiedente, fornendole i dati identificativi del Responsabile del trattamento dei dati personali e/o sensibili, che coincide con il Responsabile della struttura specifica che eroga la prestazione sanitaria.

 

La presa in carico della persona richiedente è possibile una volta che la stessa abbia firmato un apposito modulo al riguardo predisposto dalla Direzione Generale dell'A.S.P. provvedere all'inserimento del documento firmato nella cartella clinica della persona utente, che ha il diritto di chiederne e riceverne copia.

 

La persona utente ha il diritto di esprimere il proprio consenso/dissenso al trattamento sanitario, sociosanitario o sociale, dopo aver ricevuto le informazioni che le possano permettere di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la sua salute. Qualora l'équipe curante o l'operatore socio-sanitario specifico della cura lo ritenga opportuno, potrà chiedere che la decisione di rifiuto o di sospensione delle cure e/o degli altri trattamenti socio-sanitari programmati venga espressa in modo formale.

 

L'informazione è prerequisito per ogni procedura e trattamento, in modo particolare per la partecipazione alla ricerca scientifica. Le informazioni devono comprendere diagnosi, modalità di intervento e/o accertamento, rischi, benefici, probabilità di successo e insuccesso, complicanze ed effetti collaterali e possibili alternative e prospettive terapeutiche anche se eseguibili in altre strutture. Al riguardo la persona utente e i familiari hanno diritto ad essere adeguatamente informati e rassicurati circa la tutela della privacy, della riservatezza e dell'anonimato, per consentire alla persona utente di esprimere in modo consapevole il proprio consenso/dissenso.

 

In considerazione della tipologia peculiare delle persone utenti afferenti ai Servizi del D.S.M. e del loro ruolo prioritario svolto nel percorso terapeutico-riabilitativo, gli operatori devono coinvolgere il più possibile i familiari di riferimento, per favorire il corretto recepimento dell'informazione e la loro partecipazione attiva al percorso terapeutico-riabilitativo, salvo esplicito dissenso della persona utente. In quest'ultima eventualità, l'operatore di primo contatto ha cura di rilevare dalla persona utente la persona o le persone che possono acquisire informazioni relative alla propria salute ed ogni altro tipo di informazione in possesso del servizio che l'ha in carico ed indicarle espressamente nel modulo relativo al consenso informato.

 

Tutte le informazioni devono essere fornite utilizzando un linguaggio comprensibile e in tempi congrui, per favorire la reale ricezione delle informazioni ricevute e il consapevole consenso della persona utente e dei familiari.

 

Nei casi di emergenza gli operatori del Servizio sono tenuti ad attivarsi al fine di tutelare la salute della persona utente, anche in assenza di consenso esplicito.

La persona utente ha il diritto di chiedere di non essere informata e in questi casi può indicare una o più persone di riferimento come destinatarie delle informazioni.

 

È possibile anche la consegna di materiale informativo in formato cartaceo a supporto dell'informazione verbale. Tali informazioni possono essere fornite anche alcuni giorni prima del trattamento.

 

Il titolare del consenso è la persona utente o il legale rappresentante (tutore, amministratore di sostegno, genitori del minore); anche in questo caso deve essere garantito il più possibile il coinvolgimento della persona utente.

 

La persona utente può cambiare idea in qualsiasi momento e rifiutare un trattamento cui aveva fornito regolare consenso. In tale eventualità l'operatore sanitario può richiedere che tale decisione venga espressa in modo formale.

 

 

  1. PRIVACY E RISERVATEZZA

Ogni cittadino che fruisce dei servizi del D.S.M. ha il diritto al rispetto della propria privacy. L'informazione a terzi è ammessa solo con il consenso esplicitamente espresso dalla persona utente.

 

 

 

 

I suoi dati personali devono essere tutelati secondo quanto stabilito dalla disciplina della privacy introdotta con la Legge n. 675/1996 e successive modifiche ed integrazioni.

Il Servizio assicura la più totale riservatezza sull'utilizzo della documentazione personale che è comunque limitata esclusivamente all'attività di cura.

 

Il ritiro della documentazione inerente le prestazioni sanitarie ricevute e le condizioni di salute/malattia deve avvenire, in busta chiusa. Può essere consegnata alla persona interessata o ad altra designata con delega scritta, previo riconoscimento della stessa in via personale ovvero attraverso apposito documento che dovrà essere esibito.

 

Le informazioni devono essere fornite utilizzando un linguaggio comprensibile e in tempi congrui, per favorire la reale ricezione delle informazioni ricevute e il consapevole consenso della persona utente.

 

Nei casi in cui c'è la compresenza di più persone, gli operatori dei servizi del D.S.M. devono evitare di parlare con la persona utente dei suoi problemi di salute, rispettando e facendo rispettare la distanza di cortesia.

 

Sulla gestione della cartella clinica, anche per quanto concerne l'informazione, il consenso, la tutela della riservatezza, la conservazione, l'archiviazione, i procedimenti relativi all'accesso e al rilascio della copia, l'A.S.P. di Enna ha emanato la delibera n. 330 del 06.03.2009, che contiene tutti gli adempimenti, cui tutti gli operatori sanitari, dirigenti e del comparto, e quindi tutti i servizi e gli operatori del D.S.M., devono scrupolosamente uniformarsi, al fine di garantire la più completa tutela del diritto alla privacy ed alla riservatezza di ciascuna persona utente.

 

 

 

  1. PIANO TERAPEUTICO INDIVIDUALIZZATO (P.T.I.)  E PARTECIPAZIONE

La persona utente in carico ai servizi del D.S.M. ha diritto ad un Piano Terapeutico Individualizzato (P.T.I.), come prescritto dal Piano strategico per la salute mentale, di cui al Decreto dell''Assessorato Regionale della Salute 27.04.2012.

 

Il P.T.I. è il progetto terapeutico-riabilitativo individualizzato, definito dall'équipe curante del Servizio del D.S.M., in stretto raccordo con i servizi sociali del Comune e prevede anche il coinvolgimento attivo del privato sociale (associazioni di  familiari e di volontariato ed imprese sociali). Esso mira al riconoscimento del ruolo di protagonista attivo della persona in carico nei processi di terapia e riabilitazione che la coinvolgono e la sua partecipazione alla definizione degli obiettivi e degli strumenti d'intervento, a garantire il coinvolgimento della comunità locale nelle sue varie componenti  in tutte le fasi del percorso diagnostico-terapeutico-riabilitativo e sostenere la sua capacità di scelta e di decisione per favorire al massimo livello possibile l'inclusione sociale nell'ambiente abituale di vita nelle sue varie forme, in primo luogo familiare, scolastico e lavorativo.

 

In tal senso, il P.T.I è lo strumento che rende chiaramente visibili e condivisi le aspettative e l'impegno reciproco dei diversi protagonisti nel percorso terapeutico-riabilitativo: persona in carico, équipe curante, familiari e/o tutori e/o amministratori di sostegno, ma anche gli altri soggetti istituzionali esterni ai servizi del D.S.M.

 

Come si legge nel Decreto appena accennato "spetta al D.S.M. elaborare metodologie che siano di sostegno allo sviluppo ed alla fornitura di servizi sanitari e socio-sanitari integrati ed alla creazione di una rete di connessione distrettuale. Il servizio pubblico si confronta con il privato sociale e imprenditoriale, costruendo cogestione sui progetti terapeutici individualizzati e sui servizi socio-sanitari distrettuali, che prevedono la corresponsabilità anche della municipalità, con la partecipazione diretta dei protagonisti destinatari dei servizi, delle famiglie e del mondo associativo e del volontariato".

 

Al riguardo, i servizi del D.S.M., a livello di Distretto, programmano incontri con i servizi sociali dei Comuni per la verifica e la valutazione continua dei P.T.I. e per il coordinamento delle attività relative, secondo periodicità e modalità concordate tra i Responsabili relativi, sulla base dei bisogni che vengono rilevati.

 

"Il Progetto Terapeutico Individualizzato (P.T.I.) si realizza attraverso il budget di salute, sarà finanziato dall'Azienda sanitaria per la componente sanitaria e dagli enti locali per la componente socio-sanitaria, con la compartecipazione dell'utenza come previsto dalla normativa vigente".

 

I Servizi del D.S.M. e i Servizi Sociali del Comuni continuano ad attivarsi in tutti i modi per utilizzare le limitate risorse economiche e umane disponibili secondo le attuali disposizioni normative regionali e le prassi cocostruite nel tempo e abbastanza consolidate, di volta in volta tradotte, in relazione ai servizi erogati alle singole persone utenti ed ai relativi impegni delle risorse finanziarie e umane, in appositi atti deliberativi che hanno impegnato e impegnano il D.S.M. e i suoi servizi per la competenza sanitaria e i Comuni e i propri servizi sociali per la competenza socio-assistenziale. In questo senso, l'adesione di tutti i Comuni dell'A.S.P. di Enna al Comitato zonale per la Salute Mentale e l'approvazione unanime del Piano di azione locale per la Salute Mentale di tutti i soggetti istituzionali e, quindi, anche dei Comuni, costituiscono un'indubbia conferma delle positive e costruttive collaborazioni instauratesi negli anni, per garantire risposte integrate ai complessi bisogni di salute delle persone utenti e dei familiari in carico ai servizi del D.S.M. e ai servizi sociali dei Comuni.

 

Procedure più definite verranno concordate e approvate, secondo modalità operative concertate in sede di Comitato zonale per la Salute Mentale, non appena la Regione Siciliana emanerà le norme relative all'integrazione socio-sanitaria e, quindi, alla regolazione dei rapporti tra A.S.P. ed Enti Locali (Comuni, Distretti Socio-Sanitari), in attuazione del

 

 

Piano strategico per la salute mentale, con l'assegnazione di fondi specifici per finanziare i budget di salute e per consentire, quindi, l'ampliamento e il miglioramento qualitativo dell'offerta dei servizi alle persone utenti, non soltanto sul versante dei servizi residenziali gestiti dal privato sociale e dal privato, ma anche dei servizi domiciliari e comunitari nelle loro varie forme per favorire l'inclusione scolastica, sociale e lavorativa.

 

7. MIGLIOR TRATTAMENTO POSSIBILE

 

Il cittadino che si rivolge ai Servizi del D.S.M. ha diritto al miglior trattamento possibile in relazione alle conoscenze scientifiche più aggiornate e alla diversificata tipologia dei servizi fruibili.

 

Nel caso in cui il trattamento in corso non porti al miglioramento atteso - sia clinico sia della qualità della sua vita - è diritto della persona utente e dovere dell'équipe curante effettuare una approfondita valutazione della situazione e la ridefinizione del P.T.I. nell'ottica del miglioramento continuo della qualità dei servizi offerti.

 

Per offrire una migliore qualità dell'offerta socio-sanitaria alla persona utente ed ai familiari e garantire loro il diritto ad usufruire di servizi efficienti ed efficaci per il migliore trattamento possibile, il D.S.M. e i suoi servizi negli ultimi anni hanno definito - o acquisito nel caso di disposizioni nazionali, regionali e aziendali e comunque di indubbia autorevolezza istituzionale - secondo modalità concertate, linee guida, raccomandazioni, protocolli e procedure, sia al loro interno e tra servizi interni al D.S.M. sia con altri servizi sanitari ed altre istituzioni. Tutti i documenti in questione possono essere consultati, su semplice richiesta formale, al Direttore/Responsabile della struttura socio-sanitaria di accesso.

 

 

8. QUALITÀ, ASCOLTO, TUTELA

 

Ogni cittadino che si rivolge ai servizi del D.S.M. ha il diritto di trovare personale qualificato e competente, disponibile all'ascolto e orientato a comprendere i suoi bisogni e le sue aspettative in quanto presupposti alla cura e al miglioramento del suo stato di salute complessivo.

 

In questo senso, il D.S.M. e i suoi Servizi devono aver cura di implementare programmi mirati di formazione e aggiornamento permanente e continuo di tutti gli operatori.

 

La persona utente, i familiari e gli organismi di volontariato o di tutela hanno diritto di presentare reclami che devono essere esaminati dai Direttori e dai Responsabili della struttura interessata. Chi presenta il reclamo ha il diritto di essere informato nel più breve tempo possibile sugli esiti.

 

Analogamente possono essere presentati suggerimenti ed osservazioni utili al miglioramento della qualità dei servizi.

 

Appare opportuno che, in prima istanza, i reclami vengano indirizzati al Responsabile ovvero al Direttore del Servizio dipartimentale direttamente interessato ovvero al Direttore del D.S.M.. In seconda istanza, all'Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (U.R.P.), ubicato nella sede distrettuale dell'A.S.P. e, in ultima istanza, al Direttore Generale.

 

La persona utente ha il diritto di partecipare, direttamente o attraverso le associazioni dei familiari e di volontariato, alle attività del Comitato zonale per la Salute Mentale, alla Conferenza territoriale dei Servizi, per la definizione, l'implementazione e l'aggiornamento continuo del Piano di azione locale per la Salute Mentale (mappatura dei bisogni della popolazione e definizione degli strumenti per soddisfarli).

9. VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ PERCEPITA

 

A tutte le persone utenti dei Servizi del D.S.M. deve essere garantita la possibilità di compilare in modo assolutamente riservato e in forma anonima un apposito questionario per esprimere il proprio giudizio in merito all'esperienza vissuta ed alla qualità dei servizi ricevuti.

 

A tal fine, nelle sale di attesa di tutti i servizi nelle varie sedi in cui sono collocati, devono essere messi a disposizione delle persone utenti gli appositi questionari ed un box sigillato con fessura in cui possano introdurre i questionari compilati, in modo da garantire l'anonimato.

 

Con periodicità almeno annuale, i Responsabili delle unità operative semplici dei vari Servizi del D.S.M. hanno cura di tabulare i dati relativi e consegnare i risultati ai Direttori dei Servizi dipartimentali rispettivi, i quali, redigono dei reports specifici, che devono servire per sviluppare un ampio confronto con tutti gli operatori per l'analisi delle criticità da correggere e delle positività da potenziare. I reports dei singoli Servizi dipartimentali devono essere consegnati al Direttore del D.S.M. che li analizza e li discute con i Direttori dei Servizi dipartimentali e i Responsabili di tutte le  unità operative del D.S.M., per definire le strategie operative più opportune nell'ottica del miglioramento continuo della qualità dei servizi del D.S.M. Gli stessi reports, assieme alle strategie di miglioramento definite, devono, quindi, essere sottoposti all'attenzione del Comitato di D.S.M. e del Consiglio direttivo del Comitato zonale per la Salute Mentale, che possono decidere  di rendere pubblici i dati rilevati e le azioni di miglioramento attivate attraverso i vari strumenti di comunicazione aziendale (sito, opuscoli, pubblicazioni, ...). In ogni caso, i suddetti reports e le strategie di miglioramento definite dovranno essere pubblicamente presentati al Comitato zonale.

 

Questo percorso deve essere attivato per contribuire al miglioramento continuo della qualità dei Servizi del D.S.M. e per avere dati utili per la definizione e l'aggiornamento del Piano di azione locale.

 

10. CONTINUITÀ DELLE CURE

 

La persona utente ha diritto di avere la continuità delle cure, sia sul piano strettamente sanitario che sul piano socio-sanitario e socio-assistenziale, in tutte le sue fasi: dall'accoglienza e presa in carico alle dimissioni, soprattutto se ricoverata in S.P.D.C. o in ospedale, in particolare se minore o con gravi problemi per i quali la persona è in carico ad uno dei Servizi del D.S.M.. In questo caso, dovrà essere garantito il necessario raccordo con i servizi territoriali, in primo luogo con quelli del Servizio dipartimentale D.S.M. interessato.

 

Tale diritto si sostanzia attraverso la condivisione di intenti, di strategie operative, di modalità organizzative, nonché di coordinamento tra gli operatori sanitari, socio-sanitati e socio-assistenziali del territorio e quelli della struttura di ricovero.

 

Il D.S.M. e i suoi Servizi fanno sì che la continuità delle cure venga assicurata anche dalle strutture residenziali, nelle loro diverse tipologie, gestite dal privato sociale e dal privato, svolgendo la doverosa azione di controllo e vigilanza.

 

La persona utente ha diritto ad avere i necessari chiarimenti dai professionisti sanitari.

 

Le assegnazioni dei soggetti di riferimento terapeutico-riabilitativo all'interno del Servizio sono strumenti e non fini. La richiesta di fruizione di prestazioni specialistiche di un operatore specifico viene accolta compatibilmente con le esigenze organizzative e  con la lista di attesa del Servizio. Il principio della libera scelta del medico e della équipe curante deve essere, infatti, coordinato con le inevitabili ricadute organizzative.

 

È comunque diritto di ogni utente ottenere un colloquio con la propria figura di riferimento e, se necessario, successivamente con il Responsabile del Servizio, per definire le problematiche relative alla presa in carico e una sua eventuale ridefinizione, compresa la possibilità di cambiare operatore. Nell'ipotesi in cui la figura del Responsabile del Servizio coincida con quella del responsabile del caso, deve essere comunque garantita alla persona questa possibilità di ridefinizione del programma, anche attraverso un colloquio con il Direttore del  Servizio dipartimentale interessato e, come ultima possibilità, con il Direttore del D.S.M..

 

La persona utente ha diritto di accedere alle strutture dei Servizi del D.S.M., di ricevere adeguata informazione, di sentirsi tutelata e di esprimere un consenso informato anche attraverso l'abbattimento di barriere architettoniche e linguistiche (rampe di accesso, ascensori, mediazione culturale e linguistica).

Per favorire l'accesso e la presa in carico di persone utenti di cultura e di lingua diverse da quella italiana, l'A.S.P. di Enna ha deliberato l'elenco dei cittadini disponibili a svolgere prestazioni di mediazione culturale e linguistica presso i suoi servizi, nell'ambito del quale anche ogni servizio del D.S.M. individua all'occorrenza il professionista che può favorire la comunicazione con la persona utente che si rivolge allo stesso servizio.

11. PREVENZIONE DELLA CONTENZIONE FISICA

 

In situazioni molto gravi di ricovero, come nel caso del Trattamento Sanitario Obbligatorio, è diritto della persona utente che venga costruita una strategia di prevenzione della contenzione fisica.

 

La stessa si pone all'interno delle strategie di prevenzione dei comportamenti violenti nei luoghi di cura, come espressione del diritto di umanizzazione dell'erogazione dei servizi sanitari.

 

Il D.S.M. ha predisposto nel 2011 un protocollo di raccomandazioni finalizzato alla prevenzione ed alla gestione delle aggressioni nelle sue varie forme nell'ambito dei locali in cui sono collocati i servizi del D.S.M.

 


12. ABBANDONO DELLA CURA

In caso di rifiuto o di sospensione delle cure e/o di altri trattamenti socio-sanitari programmati, la persona utente e i suoi familiari hanno diritto ad avere tutte le informazioni utili, per favorire una decisione libera, consapevole e responsabile. Qualora l'équipe curante o l'operatore socio-sanitario specifico della cura/trattamenti lo ritenga opportuno, può chiedere che la decisione di rifiuto o di sospensione delle cure e/o degli altri trattamenti socio-sanitari programmati venga espressa in modo formale.

 

I casi di abbandono della cura devono essere rilevati per assicurare su di essi riflessione formale nell'ambito dell'équipe che aveva in trattamento la persona utente.

 

In particolare, il Responsabile dell'équipe ha cura che vengano definite le procedure da seguire, per favorire la tempestività degli interventi nel caso di abbandono del programma terapeutico.

 

Tali procedure devono comprendere anche quei casi in cui il paziente non collabora al trattamento con l'attivazione, ove necessario, di un progetto esplicito finalizzato a favorire la ripresa del trattamento, per garantire il diritto alla terapia.