Le tue poesie

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riflessioni
Di Paulo Coelho
Tratto da: "L'Alchimista"

I LAVORI DI MASSIMO ESTERO

Massimo Estero nasce ad Enna nel 1965. Si occupa di comunicazione audio-visiva. Ha all’attivo numerose partecipazioni ad eventi, collettive e personali in ambito cittadino, italiano ed estero. La sua ricerca autentica parte dagli archetipi, simboli e rappresentazioni di una cultura contemporanea che egli propone allo spettatore come momento di autoaffermazione ideologica e di proposizione concreta.

I suoi dipinti, i suoi film, le sue foto, le sue installazioni, i suoi scritti sentono molto dell’influenza esercitata da correnti artistico culturali come il futurismo, l’arte concettuale, il minimalismo, la scrittura visiva, la land art e l’arte etnico-antropologica: il tutto proposto in una chiave del tutto personale ed innovativa.

alcune delle sue poesie...

 

Mi diceva: “Sono come il cristallo”

Vedo nero

dove nero

forse non c’è.

Il fardello dei vestiti scuri

è pesante come fosse

inzuppato d’acqua.

Mi rallenta nel percorso

ma non posso proseguire senza.

E ritorno a sognare…

Una contraddanza di immagini

in un ballo scoordinato…

Vedo con i vostri occhi.

Riesco a percepire i vostri pensieri.

Guardo ancora in avanti

e l’indecifrabilità dei sogni

mi porta a stratificarli

ed a buttarci della terra sopra.

Sperare in un risvolto

e magari qualcuno

che ti spieghi qualcosa.

Essere dimenticato

A volte

sento dentro il nulla,

lo tocco affondandoci le dita

poi le mani e le braccia.

Difficilmente me ne districo

e mi tiro fuori

da questa immersione…

Sto qua a raccontarlo,

quindi sono ancora vivo

Oggi sono felice

Sono felice!

Credo che ad un gradino più alto

ci sia il nulla.

 

 

 

Non sogno certo una vita insieme a te!

Quello che so

è che ci vediamo di rado

da sempre.

Sono felice vada così

perche sono felice

quando ci sei.

 

Ci influenzavamo a vicenda…

Tu mi pensavi

ed io agivo come te,

io ti pensavo

e tu parlavi come me.

Avevi persino trovato

un modo di scrivere!

Adesso caro amico devo dirti

che è stato davvero bello

ma io devo riprendere

la mia strada maestra.

E’ stato un bel gioco,

adesso però separiamoci.

Poveri uccelli migratori

La scrittura non è in toto controllabile.

Così sperimento come nel passato

la linearità della frase.

In un percorso orizzontale

le parole si inseguono

andando verso destra…

Che strano,

vanno in senso contrario o altrove!

Si inseguono e tra loro si completano

di opportunità semantiche.

Guardi un oggetto

e lo esprimi con tre, quattro parole

al meglio

possibile.

Quando tu te ne sarai andata

soffrirò di invidie nascoste

ed anche se il non sense verrà fuori

io guarderò dalla finestra i passanti

e mi consolerò.

Tragedia in sol minore

Povera donna spenta di emozioni infantili.

Povero me che instancabilmente guardo te.

Osserva queste parentesi nascoste,

queste virgole all’insù.

Poveri noi che ci culleremo in fronde di asfalto.

Senza impedimento osservi il cielo nuvolo

e pensando a me ti inorgoglisci.

So solo di donne lasciate a non soffrire.

Ed io dovrei tenerti incatenata ad un palo

di elastico oro liquido?

Sensazioni d’oltremare innervano i pensieri spenti.

Il piangere di un fico ferito

ricorda alle api

quanta instancabile gioia dal nutrimento.

Ora siamo qui e senza nasconderci

ci diciamo tutto quello che necessità avverte.

Il racconto di chi nasce,

il racconto di te,

il racconto di me.